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La morte al Palio di Siena.

Questo genere di folklore totalmente anacronistico, non ci permette di progredire come civiltà. Fin quando la tortura darà spettacolo, questo sadismo disumano arcaico, che affonda le sue radici in periodi storici molto lontani ed in contesti socio-culturali ormai estinti, sarà il vero colpevole di tanta crudeltà. Quindi tradizioni da rispettare certo, ma la cultura è un luogo virtuale in continua evoluzione.

La cultura non è immobile e le tradizioni, che ne sono una sua espressione, dovrebbero saper stare al passo con i tempi, esprimere questa dialettica continua tra usi e costumi locali, contesto sociale e sistema di valori. Alla luce di tutto questo, manifestazioni come quella di Siena, sono alla stregua di fossili polverosi sulla mensola di un museo, solo che, in questi casi, i fossili respirano e soffrono.

Il mio pensiero va a Raol, questo bellissimo stallone marrone, possente e elegante. Avrei voluto conoscerlo, avrei voluto guardarlo anche solo da lontano, totalmente immerso nel suo habitat naturale.

No, non avrei voluto cavalcarlo, non ho mai cavalcato un cavallo in vita mia, una carrozza al mio matrimonio non ci sarà, e soprattutto, non avrei mai, e ribadisco mai, voluto vederlo correre all’impazzata stanco, affaticato, con un cappio alla gola e briglie di cuoio alle mandibole strette e soffocanti.

Con un uomo in groppa che, non è un suo amico, ma è la cosa più vicina ad un amico che abbia mai conosciuto. E allora ha corso Raul, ha corso per il suo amico che in groppa a lui, pesante, lo strattona continuamente, per condurlo per quelle stradine strette e per quelle curve vertiginose (l’inferno dei cavalli, secondo alcuni).

E il cuore batteva forte, la paura era costante, ma lui correva per il suo amico, per lui e perché era in gabbia, una gabbia fatta di addestramento, disciplina, riflessi condizionati, una gabbia fatta di annullamento totale della sua personalità, della sua natura.

Perché mente! Mente spudoratamente! Mente sapendo di mentire, chi dice, giustificando queste atrocità, che il cavallo è un animale fatto per le corse e per portar pesi. È una bugia!

Il cavallo in natura è un animale mansueto, che passa la maggior parte del tempo a brucare e aggira gli ostacoli che non gradisce particolarmente, così come non gradisce pesi. E qui la rabbia si fa viscerale, perché i fautori di queste forme legalizzate di abuso sugli animali, sono talmente vigliacchi, ingiusti, deviati, da rinnegare completamente qualsiasi valutazione obbiettiva. E siccome, il loro business, si basa sull’utilizzo “USURANTE” di esseri che non sono dotati di parola, l’abuso è TOTALE.

Per questo, e per molti altri motivi, mi auguro, che i responsabili di questo delitto, paghino. Mi auguro che il suo fantino rifletta sulle barbarie che commette, portando alla morte troppo spesso, creature che non ha il diritto di dominare, e soprattutto mi auguro che si elevi una voce, per chi una voce non ce l’ha, una voce feroce, che chieda fermamente, magari attraverso una petizione popolare, il divieto assoluto di queste manifestazioni. Siamo stanchi di vedere sofferenza, io e quelli come me, non ci stiamo, non ci pieghiamo alle logiche che ci vorrebbero cinici, assuefatti al dolore.

Il dolore, qualsiasi forma, colore o dimensione prenda, è dolore, sofferenza. 
Raol è stato abbattuto. Perché non serviva più, perché si è “rotto”. Chi ci da il diritto di levare significato ad una vita? Raol era uno stupendo stallone marrone, era eleganza, dignità e una cosa che il genere umano non sarà mai, innocenza.

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