Maledetto abbandono!

Si parla di abbandono, perché pur riconoscendo l’egemonia incontrastata di temi caldi di dominio pubblico,  alcuni problemi restano, fermentano e si ripropongono tali e quali con cadenza annuale, nell’indifferenza generale. Secondo uno studio di ENPA (ente nazionale protezione animali) ogni anno sono circa 130 mila tra cani e gatti, gli animali domestici, abbandonati al loro destino da chi, evidentemente privo di dei più elementari livelli di sensibilità ed intelligenza emotiva, aveva il diritto e la responsabilità di prendersene cura. Si stima che in Italia siano presenti 900 mila randagi, di questi, solo 100 mila trovano rifugio in strutture di accoglienza convenzionate. Le politiche a riguardo, sono veramente molto scarne, tutto si riduce ad una generica legge quadro, con la quale si attribuisce piena libertà di gestione (e quindi si scarica la responsabilità) pure e soprattutto squisitamente economica, agli enti locali, nonché ad una norma del codice penale (art. 727) che punisce con l’arresto fino ad un anno e ammende da 1000 a 10000 euro, chi abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività. Ancora una volta, l’intero arco istituzionale italiano, si distingue per la sua natura prevalentemente orwelliana, concentrato a punire il soggetto deviante, piuttosto che offrire strumenti e risorse che possano concorrere, insieme alla buona volontà del singolo, alla creazione di una cultura più sensibile e civile. Eppure, questa giusta causa, avrebbe sostenitori “eccellenti”, da Plutarco, passando per Pitagora, a Kant, Dostoevskij, Pirandello, Leonardo Da Vinci, Mark Twain, Albert Einstein, e molti, molti altri. Tutte eccellenze che avrebbero certamente gradito il riconoscimento, con il Trattato di Lisbona, degli animali, come esseri senzienti. La nostra stessa lingua lo afferma, chiamando esseri, comunemente considerati privi di anima, “animali”.
E se non ne siamo ancora abbastanza convinti, quando ci troviamo difronte al classico qualunquista secondo cui, gli animali sono esseri inferiori, ricordiamoci di Margherita Hack e delle sue parole: “Io credo che uccidere qualsiasi creatura vivente, sia un po’ come uccidere noi stessi e non vedo differenze tra il dolore di un animale e quello di un essere umano.”
Se poi ci fa proprio arrabbiare, Schopenhauer può venire efficacemente in nostro aiuto con la sua celebre frase: “L’intelligenza è negata agli animali solo da coloro che ne posseggono assai poca”. O sono “grandi pensatori” solo quando pubblichiamo le loro citazioni per apparire più colti?

#ionontiabbandono

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