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Immigrazione: fenomeno reale o strumento  propagandista?

Negli ultimi anni si è parlato molto del fenomeno dell’ immigrazione e delle sue ripercussioni sul nostro paese, ora più che mai – dopo le manovre atte dal nostro ministro degli interni Matteo Salvini e i vari “battibecchi” con le ong – l’argomento è vivo e discusso nella nostra Italia, che pare spaccarsi sempre più fra buonisti e fascisti, estremismi inutili e insulti che non fanno che alimentare l’odio e l’indifferenza fra connazionali e non solo.

Ma vediamo insieme qualche dato: dal 2014 al 2017 il flusso di migranti arrivati nel nostro paese vantava un numero spaventoso, ben 550.000 persone, gente purtroppo illusa dalla criminalità locale – molto spesso aiutata dalle ong – di poter trovare una nuova esistenza e una stabilità lavorativa nel nostro paese.

Tutto questo è ovviamente impossibile.

Ma perché tutto ciò viene accettato?

Come l’europarlamentare Laura Ferrara ha spiegato meglio di quanto potrei mai fare io, la vera problematica consiste nel regolamento di Dublino, che non è assolutamente a favore del nostro paese.

Vediamo perché: il regolamento di Dublino, prevede che i rifugiati economici – che sono la gran parte della percentuale di migranti che arrivano ogni anno – debbano rimanere nel paese di primo ingresso e solo il suddetto paese debba farsene carico, la questione peggiora quando il paese d’approdo non ha nessun tipo d’accordo con i paesi di provenienza e quindi la possibilità di un rimpatrio diventa decisamente ostica.

Il regolamento prevede, inoltre, che le persone potenzialmente pericolose debbano rimanere nel paese in cui sono sbarcati. Idea corretta e in cui mi trovo d’accordo, non fosse che anche in questo caso il paese si ritrova a gestire queste persone, da solo.

Stai già notando come l’immigrazione sia un fenomeno così ostico per colpa perlopiù dell’ostilità insita nella stessa Europa?

Bene, continuiamo.

Secondo le vecchie direttive – ti parlerò dopo dei cambiamenti avvenuti in seno al parlamento europeo molto recentemente – il paese d’approdo doveva sviluppare una responsabilità permanente nei riguardi del migrante, un’altra fregatura europea che ci lega permanentemente a persone di cui non riusciamo a prenderci carico già normalmente e soprattutto ci impedisce – sempre secondo il regolamento di Dublino – di ricollocare i suddetti immigrati, fino a quando le prime disposizioni non saranno state accertate.

Perciò, anche quando l’immigrato è un rifugiato e non un immigrato economico, bisogna aspettare che i controlli sulla sua fedina penale siano ultimati ed in seguito trovare un Paese europeo disposto ad accoglierlo ed i Paesi che, egoisticamente, si rifiutano di farlo hanno una elasticità – data da tre anni di tempo – di manovra molto ampia.

Infatti, prima di ricevere un qualsiasi tipo di rimbrotto dall’Europa possono continuare a puntare i piedi per tre anni, mentre gli altri Paesi europei si sobbarcano anche del loro carico.

Curioso che la stessa Europa che impone austerity in ogni dove si ritrovi così dolce e malleabile con paesi egoisti e che se ne fregano delle leggi sull’immigrazione, forse risulta meno curioso se pensiamo che questi Paesi egoisti non appartengono ai tanto disprezzati PIGS ma, bensì, ai favolosi e gloriosi Stati del Nord Europa.

Qualche sinistroide radical chic potrebbe rispondermi con i soliti dati alla mano, asserendo che l’Italia non è il Paese con più flusso migratorio e che nel 2018 c’è stato un calo dell’ 80% rispetto al 2014, quindi siamo passati da 550.000 persone a 16.414 .

Questo stesso ipocrita arriverebbe perfino a darmi del fascista e ad accusarmi di non tenere conto dei diritti umani e di essere un razzista.

Nulla di più falso.

Semplicemente, io vado oltre ai semplici numeri recitati a ‘mo di tabellina e proprio per questo posso dire a quella persona che tutto ciò che ha detto in fatto di numeri e percentuali è sì vero ma non è l’unica cosa di cui tenere conto.

L’Europa, insieme a questi sinistroidi, non ha tenuto conto di un fattore importantissimo: il tasso di disoccupazione.

Infatti esso è un dato di massima importanza per poter far fronte alla giusta accoglienza verso i flussi migratori.

Soprattutto nel momento in cui gran parte dei migranti in arrivo sono migranti economici – e quindi in cerca della terra promessa in cui potersi trasferire e vivere una vita dignitosa, all’insegna del lavoro stabile e della famiglia – la disoccupazione non fa che rendere ostico a tutti l’accoglienza dei suddetti.

Cosa vuol dire ciò?    

Vuol dire che ci si ritrova a farsi una guerra fra poveri, dove da un lato ci sono i disoccupati italiani che vivono all’insegna del precariato o dell’impossibilità lavorativa, non riescono a comprarsi un’auto, sposarsi, avere figli, perché vivono in una situazione economica instabile che genera solo ansie; dall’altra persone che sono state falsamente illuse, che sono alla disperata ricerca di un’impiego e che finiscono per essere ghettizzate e portate a delinquere.

Una guerra fra poveri dettata dall’ingenuità dell’Europa che genera leggi sull’immigrazione senza tenere conto di fattori importanti, senza pensare alle reali conseguenze.

Finalmente, però, nei giorni scorsi, l’Italia ha deciso di farsi valere e durante il Consiglio Europeo sono stati trattati argomenti delicati con ottimali risultati, sebbene il PD e Forza Italia ne parlino con altri toni.

Quali sono stati i punti ottimali trattati rispetto al fenomeno dell’immigrazione?    

Finalmente l’aiuto in mare e lo sbarco di migranti deve essere basato su azioni condivise tra gli Stati membri e non più ad un’unica disponibilità di chi si presta al momento.

Si inizia addirittura a parlare di vie legali di accesso all’Unione Europea per chi scappa da guerre e persecuzioni, così da combattere i trafficanti di esseri umani e i loro sporchi guadagni.

Si è parlato di rivedere la riforma di Dublino in modo da tenere conto dei flussi migratori e le rotte, così da renderlo più idoneo ad una collaborazione proficua e ottimale fra tutti gli Stati UE.

Infine si è parlato di un’impegno da parte dell’Europa nei confronti dei Paesi africani, così da permettere loro uno sviluppo economico, d’emancipazione della donna, di sicurezza, ideale di governo e sanità.

Aiutando queste persone “a casa loro”, come urlava il partito che ora si lamenta, potremo beneficiarne tutti.

Poco importa se alla fine del Consiglio Europeo, gli occhi di tutti sono stati sull’unica pecca, che Laura Ferrara descrive come la “Vittoria di Pirro di Macron”, stiamo finalmente affrontando un fenomeno sociale che è stato troppo spesso ignorato o trattato in modo scorretto.

Finalmente, viaggiamo in una direzione nuova e che ha il sapore del cambiamento e del progresso.

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