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Il termovalorizzatore della discordia

Dopo il caso del termovalorizzatore di Acerra, che ha tenuto i due partiti di maggioranza, Lega e Movimento 5 Stelle sull’asse di guerra per più di una settimana. Ho pensato fosse utile nonché doveroso, un approfondimento a riguardo. Ebbene, parto con il dire che l’impianto di termovalorizzazione, non rientra nel sistema di economia circolare e neppure nella strategia rifiuti zero.

Non proprio un bellissimo inizio direi!

Questo perché la maggior parte dell’energia prodotta dallo stesso, viene in realtà riutilizzata per il suo funzionamento.
Per questo motivo si tende a collocare l’impianto di termovalorizzazione nell’ottica di una economia lineare di gestione dei rifiuti.

Per quanto riguarda la sua tossicità, il discorso è più complesso. Intanto vi porto un esempio emblematico, l’inceneritore di Copenaghen.

Un enorme impianto sul quale sorge addirittura una pista da sci, considerato totalmente innocuo perché emette vapore acqueo.

È vero, siamo in Italia, non in Danimarca, ma non tutti sanno che…

Il sistema di termovalorizzazione si avvale di una tecnologia che è comune a tutti gli impianti.
Le famigerate “diossine” si producono durante l’incenerimento se questo avviene sotto gli 850 gradi. Per tale motivo, la mole di rifiuti, subisce un processo di essiccazione, in modo tale che l’acqua presente in essa, non raffreddi eccessivamente la camera di combustione.

Le diossine prodotte invece, durante il raffreddamento, vengono totalmente eliminate da un complesso sistema di filtraggio nel tubo del comignolo.
una volta fuori, ciò che rimane dei fumi di scarico non è altro che appunto, vapore acqueo.

Ma cosa succede, se non c’è una differenziata a monte, e se quindi nella camera di stoccaggio ci finiscono altri tipi di rifiuti (ad esempio l’umido)?

Succede che il processo di essiccamento non riesce a asciugare il liquame stagnante, con conseguente abbassamento della temperatura di combustione e una produzione maggiore di diossine che l’intero sistema di filtraggio non riesce a smaltire.

Tutto questo è alla base di quelle forti tensioni interne al governo appianate dalla stipula di un protocollo di intesa, siglato dai due leader politici dei partiti al governo Salvini e Di Maio, dal presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, e dai ministri del mezzogiorno e dell’ambiente, Barbara Lezzi e Sergio Costa.

I provvedimenti previsti da questo protocollo, evidenziano un disegno chiaro e preciso. in Campania, non serve un altro inceneritore, ma serve una maggiore spinta amministrativa verso una raccolta differenziata che possa permettere nel tempo, il superamento di tale tecnologia, emblema dell’economia lineare e di conseguenza nemica dell’ambiente.

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