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Il Presidente Conte in Calabria

La visita di Conte in Calabria non è stata una passerella politica. È stato qualcosa che elude le convenzioni e i protocolli fino ad oggi seguiti. Il premier ha percorso un pellegrinaggio oltremodo evocativo, sostando nei luoghi calabresi, simbolo della lotta alla criminalità organizzata. 
 
La sua visita in Calabria parte nella città che ospita il consiglio regionale, Reggio Calabria, per l’accoglienza istituzionale, dopo di che si è recato a Locri.
Qui Conte, accompagnato dalla vedova, Maria Grazia Laganà e dal figlio Giuseppe,  ha reso omaggio alla memoria di Domenico Fortugno, all’epoca vicepresidente del consiglio regionale assassinato dalla ‘Ndrangheta nel 2005.
Sempre a Locri, in un secondo momento, ha visitato l’ostello gestito dalla cooperativa “Goel” che sorge su un bene confiscato alla criminalità organizzata. 
 
In fine il presidente Conte, si è recato a Crotone, nello specifico, nel territorio di isola Capo Rizzuto, dove ha incontrato la cooperativa agricola “Terre Joniche” che si occupa della coltivazione dei terreni confiscati, e della loro conversione in opportunità di lavoro e sviluppo per la comunità, e che tra i terreni che gestisce comprende anche il parco eolico più grande d’Europa, ad oggi confiscato alla mafia. 
 
Poche battute per i giornalisti e ciò, comprensibilmente ha creato non pochi malumori tra la stampa locale, ma “presenza” per coloro che ogni giorno, in questa meravigliosa Calabria, che è anche la mia terra, non si arrendono e combattono per rivendicare un diritto sacrosanto, quello di sfruttare il suo enorme potenziale, per ripartire finalmente, dopo più di un secolo di paralisi. 
 
Emblematico anche l’incontro a Napoli, tra il premier Conte e i giornalisti che in trincea combattono e denunciano gli affari di Mafia. Nel complesso, più che una “passerella” è stata una “marcia” sul piede di guerra. 
 
Lo Stato rivendica ciò che gli spetta, e lo Stato siamo tutti noi. Che dire, oggi più che mai, c’è aria di cambiamento.
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