Il pianeta ha varcato il punto di non ritorno!

1 agosto 2018,  Earth overshoot day… cosa significa? Significa sono ufficialmente terminate le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare per quest’anno e che da quel momento in poi, tutto quello che mangiamo, l’energia che consumiamo, i carburanti fossili che utilizziamo, sono prodotti da un selvaggio processo di antropizzazione che degrada il suolo, distruggere la biodiversità, manomette il clima e altera gli ecosistemi terrestri e marini. Il Global Footprint Network, il centro di ricerca che si occupa di calcolare l’impronta ecologica, ovvero la stima di ciò che serve ad ogni uomo per soddisfare i propri bisogni, e che dunque, di anno in anno indica il giorno in cui, l’umanità inizia ad accumulare il suo debito ecologico con il pianeta, ha prefigurato diversi scenari estremamente preoccupanti,  che mettono in serio dubbio la sopravvivenza stessa della specie umana. Secondo queste ricerche, attualmente, consumiamo risorse per 1,7 terre, si stima che a causa della sistematica conversione di aree naturali in terreni agricoli, e della loro coltivazione incontrollata, combinata all’inevitabile perdita di biodiversità e agli effetti climatici, produrrà nei prossimi 30 anni, imponenti diaspore, che interesseranno circa 700 milioni di esseri umani, costretti a scappare da imponenti carestie. Carestie che, interesseranno aree terrestri sempre più estese. L’impronta che ogni anno lascia la marcia dell’uomo verso la sua egoistica autoconservazione si rivela sempre più controproducente e prepotentemente distruttiva, a mano a mano che si individuano nuovi metodi per rilevarne gli effetti immediati e prevederne gli sviluppi futuri. Ripercorrendo le politiche e gli accordi internazionali, ciò che si profila inequivocabilmente è un sonoro nulla di fatto. Dai protocolli di Kyoto, puntualmente disattesi, alla convenzione quadro sui cambiamenti climatici a Parigi prima, a Bonn poi. I cui impegni presi da oltre 190 paesi, per mantenere le emissioni di gas serra, al di sotto del 2% entro il 2030, sarebbero, a detta di Mauro Albrizio -responsabile dell’ufficio europeo di Legambiente e osservatore dei negoziati sul clima- inadeguati ed anzi, si marcerebbe pericolosamente verso un 3%. Tanti, troppi, i retroscena politici ed economici dietro l’accanimento selvaggio sulla produzione di risorse. Il consumismo sfrenato genera una domanda tale che le grandi industrie, l’avidità umana, e il desiderio di crescita e progresso di quelle zone, comunemente indicate con l’espressione “in via di sviluppo”, non sono, non possono essere, indifferenti. Si procede pericolosamente verso un punto di non ritorno, e se non si riesce ad agire a livello istituzionale, non si può far altro che intervenire dal basso, sensibilizzando le popolazioni ad un consumo più responsabile, per inibire quella domanda sempre più crescente. L’uomo con la sua attività, ha modificato il profilo del pianeta abusivamente, piegando la stessa natura alla sua volontà feroce e insaziabile, senza alcun minimo senso di responsabilità o lungimiranza. Forse Darwin si sbagliava, a sopravvivere non è la specie maggiormente predisposta all’adattamento, ma quella più brutale. C’è da chiedersi se, questa capacità innata di sopravvivere alla selezione naturale ci salverà anche da noi stessi.

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