fbpx

Global Compact. La parola al parlamento.

La seduta di stamattina alla Camera dei deputati, in cui il vicepremier Matteo Salvini ha chiarito la posizione del Governo sul Global Compact e la gogna mediatica che ne è seguita non hanno nulla o poco più, di democratico, perché alla base di una democrazia sana, c’è un dialogo aperto e un’informazione onesta.

Sul Global Compact il Governo avrebbe potuto fin da subito decidere arbitrariamente e autonomamente.

Tuttavia, vista l’importanza dei temi trattati, il presidente Conte ha dichiarato che la questione sarebbe stata discussa in parlamento per ponderare una decisione che chiami in causa tutte le forze politiche rappresentative della volontà popolare ed eventualmente, ratificare il Global Compact for Migration in un secondo momento.

Questo è il vero motivo per cui l’Italia non sarà presente a Marrakech, e non perché il governo si sia già espresso per un no.

In Marocco si terrà un summit ONU con lo scopo appunto di adottare ufficialmente il Global Compact.

La mancata partecipazione dell’Italia ha reso rovente l’atmosfera in aula, tant’è che il Ministro dell’Interno ha faticato non poco, per ottenere la parola.

Difficile spiegare ad un’opposizione cieca di rabbia, che urla al tradimento di accordi internazionali presi in precedenza, le ragioni democratiche dietro una decisione così importante.
Eppure, tutto questo accanimento non trova riscontri obiettivi.

Contrariamente a quanto ribattuto da Delrio e da Martina, l’Italia non è affatto l’unico paese ad andarci cauto sul Global Compact.

Nonostante una iniziale disponibilità (che poi la disponibilità al dialogo è una cosa, ratificare un patto internazionale è un’altra), diciamo che siamo in buona compagnia, tra Stati Uniti, gruppo Visegrád e Svizzera. E questi paesi hanno addirittura ratificato il documento del 2016 a New York.

Qualcuno vorrebbe farci credere che non abbiamo scelta, che certe dinamiche sono decise, che l’Italia non ha voce in capitolo e soprattutto che siamo continuamente sotto esame, come se ci fossero grandi occhi severi pronti a punire ogni nostro comportamento non conforme alle direttive internazionali.

La vera domanda che dovremmo porci è: chi ci guadagna da tutto questo? E soprattutto cosa ci guadagna?

Contact Us