Fondi europei e altri 101 modi per destrutturare il sud

Argomento insidioso quello legato ai fondi strutturali o, per estensione, al problema del rilancio del meridione che non si è verificato nonostante una nutrita mole di fondi europei abbia cercato di foraggiare tale sviluppo in tutti questi anni.

Oscure ombre aleggiano sulla gestione di tali fondi, irregolarità che mettono a serio rischio l’avanzamento del POR (programma operativo regionale) Calabria 2013-2020.
Come ad esempio la strana richiesta da parte dell’autorità di gestione (la Regione) risalente a Dicembre dello scorso anno, che faceva rientrare nella domanda di pagamento intermedio, progetti relativi alla programmazione 2006-2013.

Anomalia che ha provocato il congelamento di 131 milioni di euro per 6 mesi in attesa che la Regione chiarisca l’equivoco(?).

È l’autorità di controllo?
Audit, proprio recentemente, al centro di una interrogazione dell’europarlamentare Laura Ferrara alla Commissione Europea è stata declassata perché non ha trattato con la dovuta solerzia queste irregolarità sistemiche nella gestione dei fondi europei, ergo per Bruxelles non è attendibile.

Ora fiato alle trombe e alle narrazioni razziste sulla naturale incompetenza dei meridionali e sulla loro genetica tendenza all’ozio e allo sperpero.

Forse è vero ma occorre tenere presente che, la questione dei fondi SIE è oltremodo spinosa sia per l’intricato dedalo di sigle che definiscono altrettante tipologie di fondi europei che a loro volta si snodano in infinite aree tematiche, sia per l’iter che si sviluppa dietro ogni contributo comunitario, che si intreccia inevitabilmente con risorse e competenze Statali.

Una cosa è certa però, i fondi della discordia, FESR e FAS, non sono il frutto di una sinergia Commissione Europea-Regione.
Non è la Regione che irrompe nell’UE e ottiene fondi europei che, probabilmente poi non riesce a spendere.
Ogni fondo strutturale è il risultato di un complesso lavoro programmatico che impegna anche il governo, soprattutto finanziariamente.

Sì, finanziariamente perché ogni POR prevede un cofinanziamento da parte dello Stato, che va dal 25% al 50%.

Ma questo contributo statale non finisce tutto nei POR.
I FAS e i PAC dirottano parte di queste risorse destinate ai FESR e FSE, risorse che in questi anni sono state utilizzate altrove, lontane dal meridione, scorrendo il dito un po’ più a Nord.

Ad esempio, nella programmazione FAS 2007-2013, 24 dei 25 miliardi a gestione governativa, vennero utilizzati per spese ordinarie.

Nel 2010 21 miliardi vennero erogati al Nord, e soli 200 milioni al Sud.
Giancarlo Galan, all’epoca ministro delle politiche agricole affermò che al Sud non c’erano “opere in grado di attirare fondi CIPE” (organo deputato all’assegnazione dei FAS e dei PAC).
E nel caso ve lo stiate chiedendo, no, la Salerno-Reggio Calabria probabilmente non fu considerata un opera abbastanza appetibile, tanto da far muovere la macchina dei finanziamenti.

In parole povere, il meridione è carente di iniziativa, lo dice il Governo.
Però nel 2010 la gestione dei fondi FAS al sud venne commissariata. E la gestione comprende attività di programmazione e di spesa. Qualcosa non torna…

C’è poi il problema dei piani regionali attuativi (cd PAR) finanziati dai PAC.
Per la programmazione 2007-2013 il bilancio dei PAR attivati per la Calabria è clamorosamente a quota ZERO, nonostante ben 8 programmi per un totale di 17 miliardi di euro attendessero la benedizione del CIPE.
A fine 2010 invece per il centro Nord, il governo aveva già finanziato programmi per 5,2 miliardi di euro.

E la colpa sarebbe nostra?

I recenti dati del rapporto SVIMEZ non lasciano margini interpretativi.
C’è una evidente gap tra lo sviluppo del Nord e lo Sviluppo del meridione.

E ora sappiamo che non è del tutto imputabile ad una genetica meridionale fallimentare.
I governi succeduti fino ad ora, hanno sottratto miliardi dai fondi europei destinati al sud, con la connivenza della classe politica Calabrese e per estensione meridionale, che militando in questi partiti “settentrionali”, ha fatto gli interessi “alti” ed “altri” di questi ultimi.

Troppo comodo dire che sono incapaci, no, non sono incapaci, sono politici e fanno gli interessi del partito.

Assume un’altra luce perfino un recente tweet di Renzi che commentava così l’eventuale rinuncia della Lega alla Tav:
“Politicamente è una schiaffo al Nord PRODUTTIVO”.

Insomma oltre al danno la beffa, una sacra inquisizione politica ed economica, che crea le streghe che condanna nel nome della sacra produttività.

Già ma la produttività di chi?

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