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Fermiamo il festival di Yulin!

Ancora una volta si è compiuta la barbarie che ogni anno va in scena a Yulin, in Cina. Tralasciando la sensibilità dubbia dell’inviata delle iene, il tema centrale non può e non deve essere dirottato. Mantenendo quindi il doloroso punto fermo, prendiamo atto che anche quest’anno si è consumato quel periodo in cui l’umanità tocca il suo fondo più barbaro e crudele. L’indignazione è tanta, l’indifferenza anche di più.

Gli animali sono esseri senzienti, dotati di un mondo interiore tanto quanto noi, in grado di sentire dolore esattamente come noi. Chi ha deciso che la loro sofferenza valga meno della nostra? Ecco, questa è la più radicata ed elementare forma di ghettizzazione, l’anticamera di ogni altra forma di discriminazione e prevaricazione sul più debole. E non lo dico io già Pitagora lo aveva capito: “Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori, non conoscerà mai né la salute né la pace. Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra di loro. Perché chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore”.

Oggi sappiamo che la crudeltà verso gli animali è il primo segnale di una forma molto pericolosa di sociopatia. Ciò vuol dire che, praticare la tortura, è una becera regressione ad una condizione volgare, sadica e immorale di una coscienza annichilita, sia che questa si pratichi ai danni di esseri umani, sia che si pratichi ai danni di animali. NON C’È DIFFERENZA! 

Allora diventa un dovere morale, un imperativo categorico, indignarsi, denunciare e condannare anche queste barbarie. 

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#stopyulinforever

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