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Riflessioni sull’intervento al Senato di Emma Bonino

Il tanto chiacchierato e accorato intervento dell’on. Emma Bonino nella seduta senatoria del 21.12.2018 merita alcune riflessioni.

E se fosse vero?
Se fosse vero che la manovra di bilancio sia un attacco, anzi, il più grave attacco alla democrazia rappresentativa? Se fosse vero che i ruoli relativi ai tre poteri democratici, sono confusi, mischiati, sovrapposti? Se fosse vero che prima o poi tutti avremo bisogno di istituzioni?

Magari lo è. Ma inoltriamoci nei dettagli così avversi a chi ha pronunciato queste parole. Quale democrazia rappresentativa? Il parlamento così com’è composto, chi rappresenta? La volontà popolare o la volontà di 2/3 partiti a cui non andava giù che le elezioni le potesse vincere il M5s e che proprio non riuscivano ad accettare che probabilmente alcuni dei loro “personaggi di punta”, non avrebbero calcato la volta di Montecitorio in questa legislatura senza il “paracadute” dell’uninominale?

Senza addentrarmi in disquisizioni trite e ritrite sul Rosatellum e i suoi sinistri retroscena mi unisco al coro della senatrice Emma Bonino. Sì, la legge di bilancio è un attacco alla democrazia rappresentativa che è uscita fuori dalle elezioni del 4 Marzo. E sí, i ruoli saranno pure mischiati e sovrapposti, magari è vero che tra legislativo, esecutivo e giudiziario si è creata una coltre sfumata di competenze e meriti. Ma io la chiamo “collaborazione” poi ovviamente i punti di vista non si discutono.

È curioso però, che l’onorevole Bonino si mostri così appassionata e determinata, nonché enormemente preoccupata da questa intricata trama di relazioni collaborative, proprio lei, che nel lontano 2008, ha dovuto mandar giù, insieme all’Italia intera, il Lodo Alfano (definito poi dalla Corte Costituzionale, incostituzionale) che piegava il potere giudiziario ad interessi di casta e addirittura ad arroganti personalismi.

I termini di paragone sono importanti per mantenere una seppur minima punta di obiettività. E per finire, è vero, probabilmente prima o poi tutti avremo bisogno delle istituzioni. Ma di istituzioni coerenti, votate al bene comune e soprattutto superiori a beceri interessi personali ed elitari. Le istituzioni tremano perché il cambiamento parte sempre dal basso, dalle fondamenta.

E anche la senatrice Emma Bonino, donna colta e politica degna di stima, sa bene che la storia delle società assume un percorso di tipo funzionalista e non evoluzionista. Ad una fase ne segue un’altra che non è scritta nei libri di storia, ma nelle relazioni sociali. Quindi guardare indietro sì, ma non per predire il futuro, ma per renderci conto dei passi avanti che abbiamo fatto, se ne abbiamo fatto. E l’Italia è ferma da almeno 20 anni.

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