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Di che colore è il PD?

Per anni si è parlato del Movimento 5 Stelle in termini di colore politico… destra o sinistra? Comunista o non comunista? Ora c’è da chiedersi, e il pd? L’etichetta dice rosso, ma quello che si vede nel PD, è tutt’altro che purpureo. Se in tempi non molto lontani l’orientamento politico si palesava attraverso il rapporto con le classi sociali più basse, quando il comunismo era vessillo di diritti civili preziosi e portavoce dei bisogni di quelle categorie, poste in condizioni subordinate e particolarmente esposte ai contraccolpi del mercato, questo gigantesco apparato economico i cui interessi invece, vanno dalla parte opposta. Oggi, invece, il colore politico del pd si esprime attraverso la retorica dell’accoglienza. Il comunismo è millantatore prolisso di parole cariche di solidarietà parsimoniosa, da assegnare con meticolosità, in base al luogo di nascita. Ed ecco che si profila una nuova categoria, ed ecco che il migrante diventa prototipo di un umanità da salvare e portatrice di valori universali e l’autoctono invece configura un imperioso e capriccioso Occidente, che razzializza la realtà, e sfoga le sue frustrazioni sulle minoranze. Questi presupposti dividono, causano ostilità, intolleranze e eccessivo sentimentalismo che inibisce quell’azione, che dovrebbe definire una politica (assai più delle belle parole), e rende qualsiasi proposito, seppur ammirevole, inconcludente. E allora abbiamo un mercato del lavoro agonizzante, un welfare inesistente, sanità paralizzata, sistema scolastico obsoleto per gli “italiani cattivi” e una corsa alla solidarietà sempre più esibizionista per i nostri “sacri vicini”. Si rivendica con notevole vigore e ostinata legnosità un fenomeno diasporico incontrollato. Guai a parlare di requisiti  minimi di ingresso. I rimpatri? Blasfemia! Poco importa se poi c’è il caporalato, le baraccopoli, la disperazione, la miseria. Hanno un cielo italiano sopra la testa!
Quindi, il dibattito politico che dovrebbe essere orientato a calcoli oggettivi, derivanti da una lettura della realtà priva di vizi di forma e sostanzialmente lucida, invece, secondo una faziosità rabbiosa e fortemente emotiva, si riduce a poetica sul filantropismo e sulla solidarietà. Però non con tutti, soltanto con chi nell’immaginario collettivo, è “bisognoso”. Quindi il comunista oggi, categorizza il mondo sulla base di “rappresentazioni mentali” e su queste, costruisce castelli retorici forbiti. Non c’è da stupirsi se, prosegue le sue vacanze elitarie con patrizia serenità, fino a che, il suo ammirevole spirito di sacrificio e la sua cristallina levatura morale, lo conduce a Catania. In ultima analisi, la sinistra, che nasce negli oscuri vicoli ai margini della società, che trova nella verità quotidiana, e nella varietà sociale la sua ragion d’essere e il suo campo d’azione, ha perso completamente il contatto con la realtà. E se non è più rossa, di che colore è?

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