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Agromafie e dieta mediterranea

Non si può parlare di caporalato senza parlare di agromafie e la mafia, prospera negli strati anomici del tessuto socio-politico di una società. Il settore agricolo da almeno un decennio, è uno di questi, a causa della concorrenza feroce e sleale dei prodotti importati e della scarsa tutela dei nostri prodotti DOP e IGP, in sede europea nell’ambito della negoziazione di accordi internazionali di mercato libero.  Tante, troppe contraddizioni caratterizzano questo sistema che da un lato, e meno male, obbliga, gli agricoltori europei, a regole più restrittive in materia di ambiente, salute, benessere animale e diritti umani e civili dei lavoratori, tutti vincoli, che inevitabilmente, si traducono in un maggiore costo di produzione, e invece, dall’altro lato, questi vincoli vengono puntualmente disattesi nei paesi di provenienza dei prodotti che dominano le nostre tavole, entrano liberamente nel nostro mercato e che, per ovvi motivi, costano di meno. Le ripercussioni economiche sono drammatiche, aziende agricole costrette a chiudere, campi rimasti incolti, pomodori lasciati a marcire ancora appesi alla pianta e uliveti abbandonati. Poi c’è chi invece, fa emergere il lato peggiore di un umanità serva dell’interesse e bramosa di ricchezze, che si veste da caporale e sfrutta senza pietà, una disperazione che non fa distinzione di razza o di genere e neppure d’età. Che senso ha, promulgare una legge punitiva sul caporalato, se con le scelte politiche nazionali e internazionali, di fatto, si è alimentano un sistema che si fonda sullo sfruttamento? Parlo dell’accordo con la Cina, con il Mercosur, con il Giappone , dell’accordo con la Turchia, del TTIP e dulcis in fundo, del CETA, le cui negoziazioni interessano un’arco temporale che va dal 2013 al 2017 e i cui promotori italiani, sono gli stessi, che oggi danno la colpa di ogni goccia di sangue versato da questi nuovi schiavi dei campi, ad un governo dopo appena 60 giorni di vita. Quando la strumentalizzazione diventa un’arte…
Ma più delle parole servono i fatti e in questo pietoso quadro disfattista, l’intervento tempestivo del #governodelcambiamento sul blocco del #CETA in Italia, l’accordo di libero scambio con il Canada, assume connotati rivoluzionari perché la sua natura di accordo misto, ne vieterebbe l’entrata in vigore nel caso in cui, un solo paese ne rifiutasse la ratifica. Quel paese, dopo decenni di inerzia politico-amministrativa, per la prima volta, è l’Italia, che può vantare una squadra di governo, che è svincolata da interessi lobbistici e quindi libera di tutelare quelle categorie per troppo tempo, lasciate sole a competere con multinazionali fameliche, e di preservare una tradizione agricola secolare e i suoi prodotti di qualità, la quale è legata a doppio filo con la Dieta Mediterranea, un patrimonio intangibile dell’umanità che merita uno sguardo politico attento e conservativo.

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