L’affidamento condiviso dei nostri amici a 4 zampe

Laddove ha fallito la politica, ci mette la pezza qualche giudice. Stavolta è il caso di un procedimento di separazione giudiziale (non consensuale) tra coniugi dinanzi al tribunale di Sciacca, in cui il Presidente ha emesso un’ordinanza che afferma: “Il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela”. Tale sentenza insiste sulla scia tracciata dal Tribunale di Milano, Sez. IX Civ., decreto 13.3.2013.

Sulla questione oggi in Italia c’è un vuoto normativo, e giace da tempo in Parlamento una proposta di legge proprio sull’affidamento degli animali in caso di separazione dei coniugi. Cosa che non fa onore alla classe politica!

Queste sentenze dei tribunali costituiscono dei passi importanti e positivi, ma ancora lontani – a mio avviso – dal considerare formalmente e giuridicamente i nostri amici come esseri senzienti.

Ma andiamo a vedere cosa dice l’ordinanza del Tribunale di Sciacca: «Rilevato che in mancanza di accordi condivisi e sul presupposto che il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell’animale stesso – scrive il giudice nell’ordinanza sulla separazione non consensuale – assegna il gatto al resistente che dalla sommaria istruttoria appare assicurare il migliore sviluppo possibile dell’identità dell’animale, e il cane, indipendentemente dall’eventuale intestazione risultante nel microchip, a entrambe le parti, a settimane alterne, con spese veterinarie e straordinarie al 50 per cento».

Dunque, ci troviamo ad affrontare ancora una volta una delle questioni più dibattute di sempre. I nostri amici a 4 zampe che ci regalano amore incondizionato, oggi sono considerati per la prima volta giuridicamente come dei bambini, in caso di separazione non consensuale. Con tanto di affidamento condiviso, a settimane alterne, per garantire sia all’animale sia agli ex coniugi di continuare a coltivare il legame affettivo reciproco. Obbligando l’ex marito e l’ex moglie ad affrontare anche le spese per le cure e il mantenimento. Da sottolineare anche la perizia e l’attenzione che il giudice nel corso dell’istruttoria rivolge al gatto, individuando in uno dei due coniugi il più adatto ad assicurare il migliore sviluppo possibile dell’identità dell’animale.

Un plauso al tribunale di Sciacca e uno schiaffo alla politica che – purtroppo e spesso – si dimostra poco concludente anche con chi vive con noi e per noi.

Ricordo che l’Unione europea nel 2008 con il Trattato di Lisbona, intitolato “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”, firmato da 27 Paesi dell’Ue, ha riconosciuto giuridicamente gli animali come esseri senzienti e gli Stati nazionali avrebbero dovuto tenere pienamente conto delle esigenze del loro benessere a partire dal 1° gennaio 2009. Così dispone l’art. 13: «Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno (…) l’Unione Europea e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale».

Si tratta di una disposizione di fondamentale importanza, in quanto rappresenta una norma primaria dell’Unione e, come tale, direttamente applicabile agli Stati membri.

Inoltre, poiché manca una Costituzione europea, si può affermare che i principi di cui al Trattato di Lisbona hanno valore paracostituzionale, in quanto rappresentano i fondamenti su cui poggia l’Unione Europea.

Però il Parlamento italiano ad oggi è stato ed è – colpevolmente e sadicamente – fermo alla preistoria, considerando gli animali nel codice civile come “beni mobili”, alla stregua di un frigorifero, un comodino, di una sedia! Raccapricciante, giacché non tiene conto del comune sentire e dell’evoluzione legislativa e giurisprudenziale!

Un altro esempio di tal fattispecie è che il cane o il gatto di casa, sono indicati – legalmente – fra i beni pignorabili, per decisione di un Giudice su istanza del creditore, poiché “beni mobili” per il codice civile e quindi pienamente assoggettabili al relativo articolo 2905 c.c. per il sequestro conservativo e la possibile relativa messa all’incanto, ovvero all’asta giudiziaria.

Che cosa stiamo facendo?

Con la Animal Law, un’associazione non-profit fondata da avvocati e altri professionisti qualificati con lo scopo di ottenere leggi più eque per gli animali, vogliamo che il codice civile italiano riconosca finalmente gli animali quali esseri senzienti, non più come “beni mobili”. Potrà così essere garantita la loro dignità e si avvierà un cammino per aumentare le loro tutele nel nostro ordinamento.
Chiediamo anche che il Governo italiano si impegni ad avviare una discussione davanti all’ONU, affinché venga adottata una Dichiarazione universale che riconosca gli animali “esseri senzienti”, stabilendo a livello globale una serie minima e intangibile di tutele legali.

LA CAMPAGNA #ESSERISENZIENTI – https://www.animal-law.it/esserisenzienti/

Abbiamo predisposto una lettera aperta rivolta al Parlamento per sollecitare un intervento legislativo e stiamo raccogliendo l’adesione di docenti universitari, magistrati, avvocati, medici veterinari, etologi, psicologi e altri professionisti che lavorano con gli animali.

Questa petizione popolare intende supportare la lettera aperta.
Clicca sul link e firma anche tu la petizione! 😊

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